L’effetto puzzle

Sono le 1.20 del mattino, ed io ho appena finito il compito di statistica che devo consegnare domani. Sorvolo sul fatto che mi sia ridotta all’ultimo, e penso che non mi sento sfiancata per aver passato le ultime 5 ore a risolvere i vari problemi. Al contrario, mi sento fresca come se dovessi appena cominciare. È l’effetto che mi fa non la statistica, ma qualunque problema che richieda per essere risolto quello che ogni puzzle richiede – mettere in moto il cervello..

L’amicizia: qualcosa di molto reale, che va voluto

La parola amicizia non deve essere qualcosa di vuoto. Viviamo oramai in un mondo in cui l’amicizia è considerata quella di Facebook, dove la comunicazione è fatta di like e l’interazione è virtuale. Si pensa di poter conoscere una persona per un commento di due righe letto, e con esso di poter comprendere il suo pensiero.
L’amicizia è però qualcosa di molto diverso. Essa è sincerità. E’ arrabbiarsi ma continuare ad esserci. E’ cercar di comprendersi, cercar di venirsi incontro. È volersi bene e sapersi perdonare, ma anche saper chiedere scusa. Accettare le scuse, come persona che sbaglia allo stesso modo, come persona alla pari e non superiore. L’amicizia è azione, perchè senza sforzo non vi è vera amicizia. Perchè l’amicizia non è essere uguali, ma essere diversi, esserne consapevoli e saper apprezzare questa diversità. Conoscere pregi e difetti degli altri, e volersi bene tanto per i pregi quanto per i difetti. Sapere che ognuno ha dei segreti, delle cose che potrebbero non avervi raccontato, e rispettare tale cosa nell’altro. L’amicizia è saper ridere quanto piangere insieme. Saper parlare quanto ascoltare, ricevere quanto dare.

L’amicizia non è cosa facile come fare click su uno schermo. L’amicizia è qualcosa che a volte va sudata, e non sottovalutata. Tutti coloro che credono che la tecnologia possa aver cambiato quella che è l’amicizia, si sbagliano. Conoscere un amico è qualcosa di molto bello, perchè le persone sono qualcosa di reale, non virtuale. Ed i suoi pensieri non saranno mai tanto semplici come un commento di due righe su un social network..

Il mio like più grande

Dopo più di un mese senza Facebook, la mia vita è tornata alla normalità. Niente più amicizie che si manifestano solo con un like, ma amici che sono realmente presenti nella mia vita. Niente inutili discussioni con persone convinte di sapere cosa penso perchè hanno letto un commento scritto a qualcun altro, senza aver comunicato con me. Niente tempo perso davanti ai fatti degli altri mentre studio in biblioteca..

Non ho più Facebook e mi sto riconquistando una vita reale, fatta di persone e sentimenti e non di soli like. A questo, il mio like più grande..

Il regalo della maleducazione

Venerdi. Dopo il lavoro, decido di passare al supermercato, per un supplemento di spesa prima di shabbat. Arrivo al parcheggio e uno mi dice “fermati qui, che ora esco e ti lascio il posto”. Non mi pare vero….metto la freccia e aspetto. Il tipo carica la sua spesa in macchina, e nel feattempo arriva una che pretende di aver diritto sul posto. Il supermercato chiude in meno di due ore, e non ho intenzione di cedere alla prepotenza. Le spiego che io sto aspettando, ed iniziano gli insulti. Intanto, mentre faccio uso della pazienza che imparo ad avere ogni giorno di più al lavoro, arriva il guardiano della sicurezza del parcheggio il tipo finisce di caricare, ed io parcheggio…

Mezz’ora dopo esco dal supermercato e la sorpresa è li ad aspettarmi: trovo che lo specchietto della macchina è spaccato…

La parola fine

Certe volte vuoi sapere,

Cosa è che puoi volere.

L’amicizia è complicata,

E va spesso conquistata.

Ma a volte vien donata,

E spesso sottovalutata.

È difficile capire,

Di qualcun altro il sentire.

Ciò che conta sta solo in noi,

Perchè si tratta di quel che vuoi.

Ma molto altro esiste ancora,

Peccato tu non lo veda ora.

Se sarai abbastanza aperto,

Lo vedrai, stanne certo.

Ma se così dovesse andare,

E qualcosa riuscissi ad imparare.

Per favore non mi cercare,

Perchè non voglio ricominciare.

A star male per le tue parole,

Che rendon le persone sole.

Non è amicia ma iprocrisia,

Criticare, pensando quel che sia.

Se non sei pronto allo stesso modo,

A sentire ciò che non ti è comodo.

Siam bravi tutti a giudicare,

Ciò che è difficile è saper cambiare.

La mia porta è stata sempre aperta,

Ma non lo è più, questa è cosa certa.

Buona fortuna, ne avrai bisogno,

Per quando ti svegli dal tuo bel sogno.

E scoprirai il mondo, quello reale,

In cui l’amico non è solo un ideale.

E dove invece se tenti di far male,

Vieni considerato semplicemente sleale.

Io con questo scrivo il finale,

E me ne torno nel mondo normale.

Se qualcuno ha sbagliato,

Può esser sempre perdonato.

Se dentro se si è reso conto,

Ed a cambiare diventa pronto.

Nessuno mai ha colpa intera,

Come c’è sempre giorno e sera.

Due i lati della medaglia,

Lo sono anche se qualcuno sbaglia.

Se lo si cerca, si trova sempre,

L’errore che si è fatto nel mentre.

Non vi son dubbi, la colpa esiste,

Anche dove a negarla si persiste.

Altrimenti saremmo tutti perfetti,

Come nelle storia scritte a fumetti.

Dove l’eroe ha sempre ragione,

Anche se poi è tutta una finzione.

Questa volta scrivo a proprio a voi,

Che pensate che il fallo è solo qui da noi.

Perchè sapete di aver ben agito,

Solo che questo non è stato poi capito.

La verità non è però oggettiva,

E di diversi aspetti non è priva.

Quel che vedete è solo uno dei tanti,

Ma di altri si posson scriver canti.

Vorrei solo cercaste di capire,

Che le ferite son fatte per guarire.

Se non provate a lasciarle andare,

Finiranno solo per infettare.

Ciò che di sano è rimasto in piedi,

E ciò che insieme all’altro tu possiedi.

Dirai niente, posso già sentirlo,

Ma l’affetto c’è, prova a scoprirlo.

Se non fosse vero quel che ho appena detto,

Perchè t’arrabbi, te lo sei mai chiesto?

Sarò infantile e non so di che parlo,

Ma spero impariate presto a donarlo.

Non posso dire altro perchè sta a voi,

Scriver insieme dell’amicizia il poi…

Yom Hashoa

Yom Hashoa. Inizia la sera, come ogni ricorrenza ebraica. Inizia questa sera. Non si vedono manifestazioni in questa giornata, solo commemorazioni. La vita va avanti, come sempre, ma non questa sera. Non ci sono locali aperti, non vi sono feste. Niente matrimoni questa sera, niente feste religiose. Non vi è una pizza d’asporto da ordinare o un pub dove bere. I negozi stanno chiudendo. I posti di ristoro non rimangono aperti. Alla televisione non danno niente di simpatico, niente che diverta. Solo cose legate a questa giornata. Legate allo shoà. Questa sera tutto è fermo, perché questo è il rispetto. Si accende una candela, e per una volta non si ha una “bella serata”. Si ricorda.
Poi, domani, la vita va avanti. Tutti al lavoro, tutto aperto. Qualche commemorazione ufficiale, nelle scuole e nelle istituzioni, dove normalmente vengono letti i nomi delle vittime. Basta. Niente manifestazioni, niente striscioni. Non è il giorno della memoria, in cui ognuno deve dire la sua davanti ad un corteo. E’ il giorno in cui tutti ricordano, mentre la vita continua. Ci si ferma solo per due minuti. Suona la sirena, e tutto il paese si ferma di nuovo per il famoso minuto di silenzio. Le macchine non vanno avanti, la gente esce fuori. Anche gli autobus si fermano. Nei ristoranti ci si alza e si sta fermi in silenzio. Chi è al telefono si interrompe. Ai supermercati, nei negozi. Per le strade, coloro che hanno rispetto sanno fermarsi per due minuti. Solo due. Perché tutto può aspettare due minuti, e poi….la vita va avanti come prima, ma noi abbiamo ricordato.
Perché i morti, hanno un valore. Anche quando non hanno un volto. Non hanno sempre un nome. In sei milioni sono morti, e molti non si sa chi siano. Ma in questa giornata, anche loro vengono ricordati.